Risorgere, Senza Paura

Mi capita spesso, e devo dire con molto piacere, che dopo la pubblicazione di qualche mio scritto le persone mi si avvicinino per farmi i complimenti, per indurmi a continuare e, sostanzialmente, condividere le mie ragioni. Ovvio che apprezzi tantissimo, sia per la speranza di aver colto il segno sia anche per narcisismo e non ultimo di sentire quell’avvolgente sensazione di avere ragione. Non che manchino le critiche, ci mancherebbe altro.

Ma la sensazione che dopo qualche giorno diventa consapevolezza è un po’ quella della “ragione de’ sciem”, quella che per intenderci si dà giusto per rabbonire. Non voglio che si fraintenda: stimo e apprezzo tutte le persone che mi hanno mostrato appoggio ed allo stesso tempo criticato. Ma è una sensazione generale che certe idee, per quanto condivise, non riescano ancora a smuovere gli animi che mi provoca dubbi.
Eppure quando una voce come la mia arriva a farsi sentire ai cosiddetti piani alti, una reazione, seppur minima, la provoca, a ricordarmi che a furia di far notare le mancanze  evidenti  di questo paese, chi decide e chi sente di avere il potere nelle proprie mani o lo tiene alle spalle, pronto a proteggerli, ricordando che bisogna far qualcosa per non far sembrare che sia così. Perché a volte il fumo che ci viene buttato negli occhi si dirada e si intravede cosa c’è oltre.

La conclusione più ovvia è che fin quando nessuno dice niente, chi si occupar di noi continua a fari spenti a occuparsi del proprio. Provateci, Fateci caso: nonostante l’ampio consenso, appena una voce stona fuori dal coro ci si inalbera, si cerca di tacciarla, di contenerla, di dare dell’eretico o di deriderne addirittura. E a maggior riprova di questo basta lamentarsi di qualcosa, o fare allusioni a qualche problema senza che si facciano nomi, che magicamente anche le persone non interpellate, le famose “Code di Paglia” vengono fuori come mosche, indignate di aver smosso la loro purissima coscienza ed il loro impeccabile e altruista operato. Vi assicuro che ho dovuto sentir giustificazioni da persone a cui non avevo neanche pensato. Ma queste sono altre storie.

Quello che vorrei capire è quante delle persone che accettano e condividono le mie idee e quelle dei miei amici, chiaramente in gran parte in opposizione a quella generale, si sentano talmente bloccati dalla paura di esprimersi che è come se me lo venissero a dire in gran segreto. Come se un fantomatico genitore di tutti i Minoresi  li tenesse per mano e se li tirasse a se in presenza di un pericolo. Quella mano che sembra nutrirvi e tenervi a galla è la stessa mano che vi dà l’illusione di poter andare avanti e di aiutarvi.
Illusione di Benessere quotidiano ma non di vero Benessere.

Dico a queste persone che bisogna distaccarsi dalla paura, bisogna trovare la forza di dire “NO” a chi con il suo compiacente e rassicurante “SI” si prende da noi più di quanto ci da. Non si tratta di soldi, bensi’ di fiducia. La pillola calmante che vi viene offerta quotidianamente può sembrarvi di grande aiuto ma non è nulla in confronto a quello che voi state rendendo a queste persone. Un “Do ut Des” del tutto sbilanciato, che crea una errata forma di riconoscenza che vi ingabbia, vi incatena ad un vincolo che voi stesso state creando e accettando per cose che invece vi spettano. Persone che si nutrono di un potere senza averne nessun titolo. Non c’è potere sulle vostre vite,  sul nostro territorio e soprattutto sulle vostre coscienze.

Il Potere viene dato dal popolo e non deriva dall’alto. Il potere e i mezzi che servono ad esercitarlo vengono giustificati dalla vostra acquiescenza, dalla paura che vi possa essere tolto qualcosa, come se potessero togliervi l’aria che respirate. Ci sono cose di cui abbiamo diritto ad avere e ci comportiamo come se fossero gli altri a disporne e distribuire a piacimento. E ci sono “Doveri” che chi ci amministra fa passare per incredibili successi quella volta tanto che vengono espletati. 

E’ tempo che si acquisti di nuovo la sicurezza in noi stessi, nelle nostre capacità. E’ Tempo di avere coraggio e di rischiare sulla propria pelle piuttosto che lasciar fare agli altri. Perché sono sicuro che come me siete stanchi di vedere andar via i vostri amici, i vostri figli. Vederli andare a mettere a frutto le proprie capacità e fare la propria e l’altrui fortuna altrove senza la possibilità di rimettersi in gioco qui, dove serve. Abbiamo bisogno delle loro competenze anche qui, soprattutto qui.

E’ tempo che si cominci a creare  qualcosa di nuovo, che si remi tutti dalla stessa parte e che si mettano da parte rancori e avidità. Siamo in calo costante da anni, chi dice il contrario mente e se non fermiamo questa spirale di decadenza economica, turistica e umana diventeremo un semplice pezzo di terra benedetto da Dio e maledetto dagli uomini. 

E’ non più non meno di una guerra e bisogna  prepararsi a combatterla. I soldati siamo noi. Qui, nella nostra trincea,  dobbiamo essere pronti a tirar fuori le armi e il coraggio quando i Generali se la saranno data a gambe dopo averci messo in questa situazione. Prima o poi, per un motivo o per un altro dovremo per forza essere un esercito:
Un esercito fatto di idee e di coscienza, l’esercito che si batte sotto la bandiera della propria identità.

E’ tempo di tornare Protagonisti.

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Davide Sammarco

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