Vai Su

Carlo M. del Pizzo: Veterinaria, psicologia e bioetica

Una bella e apporfondita riflessione del Dott. Carlo Maria Del Pizzo, Veterinario di Minori, sulle implicazioni tutt'altro che superficiali che si creano tra veterinaria, psicologia e bioetica. Un argomento che colpisce al cuore la coscienza dell'uomo attraverso il comportamento verso i propri compagni domestici.

Un mondo che rispecchia il proprio animo attraverso quello degli animali, che ci giudica forse più delle azioni dirette tra le persone e che ci mette di fronte a temi sociali molto più intricati ed eticamente delicati. Il riflesso di una intera società in termini economici e sociali. Una lettura è dovuta non olo da chi possiede un animale domestico ma che andrebbe letto da tutti. Un ringraziamento al Dottor Del Pizzo per averci concesso la possibilità di pubblicare questo suo intervento sul nostro sito.
Vi raccomandiamo inoltre di seguirlo sul proprio sito all'indirizzo www.delpizzovet.it e al blog di informazione veterinaria Saporeverovet dove potrete trovare l'articolo che segue.

La professione veterinaria è forse quella che, in questo periodo storico, porta ad una maggiore valutazione della psicologia e della bioetica, quali scienze di supporto per una migliore gestione della professione.


Sempre più argomentazioni, evidenti quotidianamente in qualsiasi struttura veterinaria, fanno riflettere su un legame tra la scienza medica veterinaria, la psicologia e la bioetica che non può più essere scisso e sottovalutato. Argomentazioni che coinvolgono sia il medico veterinario come persona, prima, e professionista, poi, che i proprietari dei pazienti.

Richieste di prestazioni sottocosto, addirittura gratuite (in tempi di crisi sono molto frequenti), un reddito incerto e una vita disordinata e strapazzata sono solo parte delle problematiche cui far fronte. Sono maggiormente i temi bioetici quelli che arrecano maggiore ansia e stress. In primis la richiesta di ricorrere all’eutanasia, a volte giustificata da gravi ed irreversibili condizioni del paziente ed altre volte richiesta solo per problemi di gestione dell’animale o economici. Dunque, un tema etico, su cui nostri i colleghi della medicina “umana” discutono tanto, costituiscono comitati etc., noi medici veterinari lo racchiudiamo in un flacone di “tanax” cui facilmente facciamo ricorso.

Ancora, e questo vuole essere un monito ed un consiglio per le associazioni animaliste, altro argomento scottante è la “sterilizzazione” (ovarioisterectomia) spinta dei cani e gatti per far fronte al problema del randagismo, ricorrendone molte volte quando l’animale è già in fase avanzata di gravidanza. Questo si chiama ABORTO ed è un tema che quotidianamente siamo costretti a vivere in prima persona con i tanti dubbi e rimorsi di coscienza che ci assalgono. Da un lato, il non offrire una prestazione vuol dire, in termini commerciali, “perdere un cliente”, dall’altro, però, in sala operatoria la COSCIENZA è nostra e quest’ultima vale molto di più di un semplice deprezzamento e riduzione della nostra figura a semplici “bottegai”.

Come l’uomo, anche l’animale ha una sua dignità, ha un suo ruolo, un suo valore e le mamme hanno il diritto di vivere la loro maternità e i figli di poter vedere la luce, respirare e godere di quell’innato istinto materno fatto di gesti protettivi, dolci e caritatevoli. È inutile proclamarsi “animalisti”, offrendogli da mangiare solo le migliori “crocchette”, trovandogli casa se poi togliamo loro il fine primo ed ultimo per cui sono stati messi al mondo che è quello della “procreazione”. La sterilizzazione è una buona pratica, di grande aiuto nel controllo degli animali vaganti e senza padrone ma solo se questi ancora non portano nel loro grembo un figlio.

Passando, invece, alla figura del proprietario va fatta, innanzitutto, un’ analisi sul perchè ha deciso di prendere e custodire un animale. A questo punto si va incontro alle motivazioni più disparate. Dal semplice motivo quale compagnia, a quello più nobile di assistenza agli anziani, a soggetti depressi, a disabili a quello più serio e complicato da gestire del “cagnolino” quale sostituzione di un figlio. Noi non siamo in grado di giudicare la nobiltà o meno di queste motivazioni ma ci troviamo di fronte a proprietari con personalità e modi di gestire il proprio “amico” differenti a seconda delle motivazioni per cui sono stati indotti a prendere un cucciolo.

Personalità che possiamo essere in grado di gestire soltanto se in aiuto ci vengono la psicologia e la bioetica. È difficile calarsi nella realtà e nelle situazioni familiari dei nostri assistiti e, nonostante questo, dobbiamo essere capaci di farlo. Far capire che un animale può essere un aiuto nelle difficoltà, un collante familiare, un membro della famiglia cui donare amore fraterno e filiale ma che, purtroppo, non potrà mai sostituire la gioia della nascita di un figlio (per quanto grande sia l’amore che un animale può donarci). Quindi, come Papa Francesco sottolineava qualche settimana addietro, prendere un cane o un gatto, a volte, viene compresa come una scelta di comodo, di più semplice gestione. Purtroppo, non è sempre così. Le difficoltà nel crescere e nell’allevare un cucciolo sono diverse ed altrettante le responsabilità.

La psicologia e l’ etica devono venirci in soccorso anche nel momento della perdita di un animale. Per un veterinario, molto spesso, la constatazione di un decesso è il momento forse più delicato. Attimi vissuti col fiato sospeso, con le lacrime che bagnano i volti dei proprietari. Ed è in questi casi che deve prevalere il nostro senso umano, il nostro spirito cristiano, dimostrando vicinanza e, soprattutto, competenze in modo da far capire a chi abbiamo di fronte che in noi possono trovare conforto ed un aiuto per superare un momento così delicato.

Per concludere, Veterinaria,  Psicologia e Bioetica rappresentano un insieme di scienze che hanno tra loro un forte legame, fondamentale per una maggiore fidelizzazione del Medico Veterinario col proprietario, necessario per un maggiore benessere nostro e dei nostri pazienti.